14/02/2021 - Autonomia e Politica

Giallo di San Valentino

Il Trentino è stato dichiarato zona arancione e non più gialla non per beffa del destino cinico e baro, ma per colpevole ritardo nell'accorgersi dei troppi decessi e ricoveri

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Trentino giallo? Ma no, arancione! E finalmente ci si accorge anche a livello ufficiale nazionale e provinciale che la Provincia di Trento è messa male, molto male, almeno altrettanto male della Provincia di Bolzano. Ma questo lo si sapeva da mesi, e lo si è detto nei mesi scorsi alla Presidenza della Giunta e all’Assessorato in tutti i modi possibili da più parti, da scienziati autorevoli come da semplici cittadini come me; senza risultati evidenti. E così abbiamo avuto terapie intensive affollate, ricoveri numerosi e soprattutto quasi 1300 morti, un terzo in più, a parità di popolazione, dei cugini altoatesini. Noi gialli, loro rossi! Che bello. E’ questo il dato che mi indigna maggiormente e del quale dovrà rendere conto la gestione Covid di Fugatti & C.. Eppure… eppure ancora stamattina, 14 febbraio 2021, non si sa ancora bene: Rainews 24 e TG la 7 dicono che oggi scatta la zona arancione per la Provincia di Trento. Sui giornali locali invece c’è notizia di un’ordinanza di Fugatti che ritarda l’arancione a lunedì 15 per (sic!!) permettere ai ristoranti di lavorare nel giorno di San Valentino! Questo ci dà la misura di quanto poco sia consapevole il nostro Governo Provinciale (verrebbe da usare le minuscole…) della gravità della situazione, del pericolo che stiamo correndo! Non contano i morti, le dolorose malattie, conta solo la convenienza economica costruita ad arte attorno a una ricorrenza costruita ad arte attorno a una convenienza economica… Comunque il dubbio se giallo o arancione nel giorno di San Valentino rimane, il caos comunicativo ha fatto il suo lavoro quotidiano, facile concludere: non si capisce più niente, e via col qualunquismo che è linfa del consenso di molti, troppi, al modo di governare che molti, troppi, ci hanno imposto col loro voto. Perché i dati sono lì, evidenti, alla portata di tutti, basta guardarli con l’occhio di chi ha almeno la licenza elementare, non serve una laurea in economia.
Venerdì i giornali locali (tutti) spiegando i motivi del passaggio del Trentino in arancione riportavano nei loro articoli la seguente frase “….L'incidenza supera invece la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti in tre casi: Bolzano (770,12 per 100.000 abitanti), Trento (254,85 per 100.000 abitanti) e Umbria (283,28 per 100.000 abitanti)…. L'incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni rimane sostanzialmente stazionaria: 269,79 per 100.000 abitanti (25/1-07/2) contro 273,01 precedente….”
Ma cosa vuol dire? Che scientificità può avere un confronto tra rapporti di valori assoluti, quando il denominatore è fisso e il numeratore è variabile, variabilissimo, in base alle condizioni con cui è calcolato?
A Bolzano rilevati 770,12 (anche le virgole!) casi su 100.000 abitanti, nel Trentino 254,85. Quindi Trento ha apparentemente un terzo dei malati di Bolzano. Tutto bene? Ma neanche per sogno, si sa che a Bolzano si fanno il triplo di tamponi rispetto a Trento, e quindi è normale aspettarsi un numero triplo di positività.
E ancora, a livello Nazionale: che senso ha confrontare e utilizzare i valori assoluti(269,79 e 273,01) senza tenere conto del numero di tamponi usati nei due periodi per ottenere quei dati? Non ha senso usare i valori assoluti al posto dei rapporti percentuali tra numero positivi / tamponi effettuati. Che infatti, ad es. per le nostre province, sono rapporti praticamente uguali.
Venerdì 12/2 Fugatti nella sua “conferenza stampa” serale sembrava allargare le braccia sconsolato annunciando il verdetto dell’indice R(t) che aveva avuto “un intervallo di 1,2” (sic! Ma che intervallo è un numero solo?), raccontando esplicitamente che l’indice R(t), il colpevole (!), è calcolato in modo segreto e sconosciuto, e quindi insondabile. E’ il destino sembrava dire, e contro il destino… se è così non si discute!... e invece non si tratta di fato crudele, l’indice R(t) è calcolato, guarda caso, da FBK, proprio qui a Trento, per tutta Italia. E la modalità di calcolo è pubblica, pubblicissima. E infatti il Dolomiti l’ha pubblicata. E io, cittadino comune, sono andato a leggere.
Non so niente di statistica, però ho capito, se non sbaglio, che il calcolo di questo indice di trasmissibilità infettiva è effettuato a posteriori di un certo periodo (settimana?) e ruota attorno
- al dato dei casi positivi rilevati giornalmente nel tempo in un dato periodo (7 gg? 10gg? )
- alla probabilità di generazione di infettività di questi casi, rilevata nello stesso periodo, con una funzione statistica "predittiva" per un periodo futuro di pari durata. Questo tipo di stima viene applicata anche alla probabilità di ricoveri ospedalieri e terapie intensive.
Si capisce dunque, ma si legge anche nei documenti, che tutto questo meccanismo sta in piedi solo se il numero di positività è corretto (cioè aderente alla realtà) e comunicato in tempo! Si capisce anche che questo dato statistico ha quindi in sé una certa aleatorietà che dipende molto dalla modalità (variabile) di rilevamento e comunicazione dei contagiati. Quindi la previsione data dall’indice R(t) andrebbe integrata con il confronto con il numero dei morti e dei ricoveri veri, che sono dati di fatto certi, così come la percentuale di positività “tamponi positivi/tamponi effettuati” è più significativa dei numeri assoluti presi in sé.
Tutto questo per dire che accettare e nascondersi dietro un imponderabile indice R(t) invece di guardare con occhio critico ma costruttivo la realtà è pura incapacità e incompetenza, quando non malafede pelosa (e torno ai ristoranti aperti a San Valentino). E dopo l’osservazione bisogna avere la forza di prendersi la responsabilità ed assumere adeguati provvedimenti per il bene di tutti, non solo della propria attuale o futura base elettorale! Il fatto che oggi siamo diventati arancioni non è una beffa del destino, come si legge da qualche parte, è un fatto scientificamente prevedibile. E meno male, meglio tardi che mai!

Chiudo con un ricordo di gioventù: ormai più di cinquant’anni fa il mio professore di Storia e Filosofia al Liceo, (stimatissima figura di storico, tra l’altro) quando uno di noi studenti ebbe un’interrogazione non propriamente brillante fece precedere il voto negativo dalla frase sarcastica : “La prego di liberarmi della Sua presenza” , e girò l’austero capo dall’altra parte. E nessuno rise, perché il sarcasmo feroce va oltre la benevole ironia. Ecco, mi verrebbe da dire la stessa cosa al Presidente Fugatti e ai suoi Assessori: dimettetevi. Grazie.

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