28/02/2021 - Autonomia e Politica

Passo Rolle e l'eterna sindrome da valanga

Da ormai troppo tempo i cittadini di primiero sono abituati a vedersi il la SS50 chiusa per le numerose valanghe. Ora finalmente un'opzione concreta sembra essere sul tavolo, ma dobbiamo crederci.

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Come ogni catastrofe che ciclicamente si abbatte sulle teste degli sventurati che la ignorano, la natura ha fatto il suo corso anche questa volta. Fortunatamente, anche questa volta nessun umano è rimasto coinvolto in questa triste routine che da troppo tempo si ripete.

Così, per addentrarci nel caso, la notte tra il 22 ed il 23 febbraio, l’ennesima valanga si stacca dal fianco del Coston di Rolle poco sopra Malga fosse, abbattendosi imperterrita sulla sottostante statale trascinando con se paramassi, sassi e tutto ciò che si trova davanti. Il mostro bianco che perentorio avanza ha un fronte di circa 80 metri e davanti ai primi accorsi sul posto, per verificare che nessuno fosse rimasto sotto, si presenta alto una decina di metri.
L’enorme spettacolo di massa bianca non è storia nuova per la gente di montagna, e non è storia nuova soprattutto in quella zona. Ma ancora una volta, il fatto che sia una ciclica ricorrenza e non un fatto relegato agli annali, ci fa ogni volta accendere una lampadina. In effetti è da quando ero piccolo che sento discutere del problema e delle sue soluzioni, eppure per l’ennesima volta abbiamo assistito allo status quo abbattersi poderoso sulla statale.

Ma facciamo un passo indietro.

Da tempi remoti quel tratto di SS50 è interessato da fenomeni estremi, come le misurazioni possono aiutarci a comprendere. Dal 1977, si sono infatti staccate una 70ina di valanghe nel tratto incriminato, che hanno portato nel periodo 2008-2017 a ben 16 chiusure per un totale di 89 giorni di intransitabilità. Analizzando poi il traffico, prevalentemente turistico in direzione della Valle di Primiero, è innegabile come chiusure di questo genere siano incredibilmente deleterie per i flussi turistici.

Durante questi anni di susseguirsi di fenomeni valanghivi di diverse entità, il fenomeno sempre mal sopportato non era mai stato seguito da azioni concrete, almeno fino al 16 Marzo 2014, quando un imponente distacco di fondo (partito dal terreno) si depositava sulla statale tenendola chiusa per ben 72 giorni consecutivi. Questa imponente chiusura ha forse per la prima volta scosso le volontà politiche a sufficienza per avviare una seria fase progettuale con lo specifico intento di risolvere il problema.

Ne risulta un concorso di idee dalla quale derivano principalmente quattro proposte, ognuna con validi punti ma con caratteristiche tecniche ed economiche profondamente differenti. Partendo dalla cosiddetta “opzione zero” che prevede un mantenimento pressoché totale dello stato attuale, passando per due tipologie di intervento, dove viene previsto il mantenimento della sede stradale l’attuale o il suo completo spostamento in una sede più sicura. Allo stadio di progetto, dunque, le alternative erano
A. Reti da neve, per uno sviluppo complessivo stimato di 4100m
B. Galleria Artificiale
C. Spostamento tracciato nella busa bella (Progetto 1 – 2015)
D. Spostamento tracciato nella busa bella (Progetto 2 – 2017).

Fin dal primo momento, la popolazione del primiero a gran voce ha chiesto per una soluzione rapida in direzione dell’alternativa B, ovvero di una galleria semicoperta artificiale come quelle che dal lungo tempo siamo abituati a vedere quando passiamo per la valle dello Schenèr. Fu anche avviata una petizione che raccolse più di duemila firme, per stimolare le amministrazioni a muoversi in questa direzione. Certo, una soluzione di questo tipo, a cui siamo già abituati ad una prima occhiata può risultare la migliore e la più efficace, ma se andiamo ad analizzare con cura le varie relazioni e documentazioni scopriremo che è ben lungi dall’essere risposta ideale.

Il problema senza dubbio più gravoso di questo tipo di opera è ambientale. Partendo dall’impatto visivo durante i lavori e ad opera conclusa, che si rivelerebbe decisamente un pugno nell’occhio; un’opera di questa tipologia richiede una movimentazione stimata di circa 110.000 mc di materiale, che potrebbe essere riutilizzato solo in parte. Questo significa che oltre al gravoso impatto visivo ed acustico dei lavori, sarebbe necessario apportare in loco numerosi camion di materiale esterno allo scavo, facendo di conseguenza aumentare oltre che il disagio, anche i costi, senza contare l’intralcio che un progetto di questo tipo creerebbe alla viabilità generale.

Tutto ciò ne risulta in un ultimo importante elemento a sfavore, proprio quello del costo, uno dei più invalidanti, di fatti si parla di una spesa che oscilla dai 14 ai 20 milioni di € per l’opera completata, tutt’altro che briciole, un importo indubbiamente grande anche se raffrontato alle soluzioni a disposizione.
Sebbene questa opzione fin dal primo momento poteva sembrare la più completa ed adatta a risolvere i problemi, è afflitta da tutta una serie di problematiche, tutte risolvibili con l’opzione “D” ovvero lo spostamento integrale del tracciato nella “Busa Bella” fino al passo.

Dal primo momento questa opzione ha lasciato non pochi dubbi riguardo alla sua effettiva abilità di risolvere in maniera definitiva il problema, e non nego di avere avuto io stesso qualche dubbio. Ma soprassedendo il sentimento personale, è chiaro come la soluzione sia stata pensata e studiata nel dettaglio, come testimoniano le corpose relazioni tecniche e nivologiche prodotte. Uno dei dubbi più grandi, ad esempio, è quella della sua invulnerabilità alle valanghe già presenti, difatti potremmo essere portati a pensare che spostando la strada più in basso nel punto in cui già cadono numerose valanghe non equivalga ad altro che spostare il problema più in basso. Ma anche qui, gli studi preliminari ci fanno ben sperare, nessuna valanga tra tutte quelle registrate nei passati 50 anni ha mai raggiunto il fondo della valle, l’azione di rallentamento del cambio di pendenza in prossimità dell’attuale sede stradale è sufficiente a rallentare la massa nevosa anche in assenza dell’asfalto e delle strutture accessorie (come i gard rail etc.)

Un nuovo tracciato significa un tracciato sicuro, ma anche un tracciato più amico dell’ambiente in cui è inserito. Il tracciato della busa bella infatti limita al minimo l’impatto visivo, non presenta problematiche per le falde acquifere e non disturba particolarmente le specie protette che popolano la zona. il progetto inoltre prevede anche la completa rinaturalizzazione della precedente sede stradale.

Sulla ruota di questo si aggiungono anche numerose opportunità con una strada nuova, dove la parola chiave è l’integrazione con i numerosi progetti di sviluppo del territorio. Il percorso dell’attuale statale verrà naturalizzato lasciando spazio ad un sentiero Ciclopedonale, che andrà a chiudere l’anello che già arriva alla Malga fosse di sotto e al Passo, oltre a creare una nuova spettacolare passeggiata panoramica vista pale. Anche per la realizzazione del nuovo collegamento funiviario San Martino passo Rolle è molto importante, difatti per la posizione della stazione intermedia della nuova funivia, presso la malga fosse, sarà necessario avere dello spazio libero aggiuntivo che l’attuale sede stradale non garantisce. Grazie ai lavori per la nuova sede, la Busa bella verrà anche liberata dagli impattanti tralicci e pali del telefono, con la linea elettrica che verrà completamente interrata, restituendo dignità a tutto il paesaggio. Un’opera quindi completa, che porta con sé altri utili interventi, e che se paragonato all’altra opzione, ha un costo decisamente più ridotto, 5,4 milioni di €.

Noi cittadini di primiero siamo chiamati a fidarci di una progettualità che allo stato attuale si dimostra un progetto valido, non per sentore personale ma per dati di assoluto rilievo. Certo possiamo ancora una volta far sentire le nostre sparpagliate voci verso un’altra soluzione, ma allo stato attuale, con i soldi già in bilancio l’alternativa “Busa Bella” è la speranza più vicina che abbiamo per vedere il problema finalmente risolto. Un problema risolto con vantaggi ulteriori per il nostro territorio, che aiuta uno sviluppo verde, integrato e all’avanguardia.

È il momento di dimostrare una coscienza collettiva che possa esprimere una volontà solida e costruttiva, capace di sviluppare e portare avanti progetti necessari come questo, capace di mettere da parte le divergenze per dedicarsi ad obiettivi comuni.

Perché alla fine di politica si tratta, e a maggior ragione in questi ambiti,
Politica vuol dire costruire (siano esse strade o proposte).

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