07/03/2017 - Scuola e Università

30 ANNI DI ERASMUS: QUALE LEZIONE?

Si festeggiano i 30 anni del progetto di mobilità studentesca più famoso. Quale l'eredità per le prossime generazioni ma soprattutto come si muove la classe dirigente attuale figlia di questa importante esperienza.

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Quasi un milione di italiani dal 1987 ad oggi ha avuto il privilegio di trascorrere un periodo di studio all'estero grazie ad Erasmus, il progetto che prende in prestito un nome importante che ne racchiude anche il significato esplodendo le lettere che lo compongono in European Region Action Scheme for the Mobility of University Students. Un progetto di mobilità studentesca. Ho esordito scrivendo che si tratta di un privilegio perché considero questa possibilità unica ed irripetibile per un giovane. Nel 2017 festeggio il mio personale anniversario, 20 anni, dall'indimenticabile esperienza in Svezia. Un anno che mi ha cambiato la vita. Ricordo che dall'Università di Trento partivano in molti, c'erano molte più richieste rispetto alle borse di studio disponibili. A me sembrava di volare quando seppi che avevo passato la selezione. Non sapevo dove sarei finito ma mi importava poco, l'incoscienza di quell'età assorbiva il timore dell'ignoto. Era una grande avventura, diciamo che a posteriori è stato un piccolo romanzo formativo. Con moltissimi amici stranieri sono in contatto frequentemente. Non vi tedio oltre con la mia storia personale, ma la riflessione che vorrei lanciare è legata a questo grande progetto che forse dovrebbe essere implementato a più livelli. Nella nostra provincia si stanno facendo sforzi enormi per l'insegnamento delle lingue straniere a scuola. Personalmente ho studiato lingue da sempre, fin dalle elementari. Ma le uniche che parlo (a parte l'italiano), le ho apprese vivendo all'estero. E allora perchè non incentivare di più i progetti di scambio fra classi, dalle elementari alle superiori. Da una settimana ad un mese. Perché non sfruttarla questa benedetta Europa che tanti criticano ma pochi si sforzano di capire. La nostra classe dirigente è espressione della "generazione Erasmus". Non capisco come mai chi ha vissuto questa incredibile esperienza non possa trasformarla in un volano allargato a più categorie di studenti ed insegnanti. Che ne pensate?

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