13/07/2017 - Autonomia e Politica

Pillole da psichiatra spiegate con semplicità: la mania di persecuzione

Nel linguaggio comune diciamo spesso che il tale ha "la mania di persecuzione". Ma cosa significa veramente ?

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Oggi volevo fare due parole con voi su una frase che spesso si sente in giro. A volte quando vogliamo stigmatizzare il comportamento di una persona usiamo la frase “ma quello ha manie di persecuzione”! Cosa vuol dire questa frase? Ve lo siete chiesto? Quando un tizio pensa di essere perseguitato vuol dire che crede che qualcuno ce l’abbia con lui, che lo guardi male, che lo ascolti dietro le porte, ecc. Si sente quasi al centro di un complotto come se qualcuno volesse criticarlo, o peggio minacciarlo, o peggio ancora aggredirlo. Insomma si sente molto male e questo malessere è correlato da una forte angoscia. Voi direte che questa angoscia deriva dal fatto che lui crede che ci sono queste persone che gli vogliono male! Ma non è così, perché queste persone in realtà non ci sono. E allora perché è angosciato? E’ angosciato per mille altri motivi ma non perché è realmente perseguitato da qualcuno. Lui crede di essere perseguitato ma non è così! A questo punto però rischiamo di non capire più niente. Ma vi spiego un trucchetto. Se qualcuno di voi fosse colpito da una forte ansia o angoscia che altro non è che un dolore psichico cosa farebbe? Certamente cercherebbe di sapere da dove proviene quest’ansia! Ma se non riuscisse a sapere la provenienza dell’ansia cosa potrebbe fare per trovare da dove deriva? Potrebbe cominciare a fantasticare che quell’ansia deriva da qualcuno, dal marito, dalla moglie, dal vicino di casa, dal superiore e quant’altro. Con il permanere di quest’ansia potrebbe cominciare a pensare che la sua fantasia che qualcuno ce l’abbia con lui e su cui continua a rimuginare possa essere vera, vera al di là di ogni dubbio, in modo che alla fine questa idea diventa una certezza. Con la certezza che quel qualcuno ce l’abbia con lui si produce anche un controllo dell’ansia, dovuto al fatto che l’ansia diminuisce se il nostro amico elabora delle azioni e dei meccanismi per controllare il supposto persecutore: osservarlo di nascosto e da lontano, evitarlo, biasimarlo, ecc. Quindi vedete che il nostro amico non ha in realtà le manie di persecuzione, che è un esito del tutto secondario di tutto il processo, ma è fondamentalmente molto ansioso e angosciato. Le manie di persecuzione in realtà gli servono per ridurre quest’ansia. Se però noi cercassimo di sintonizzarci con lui sulla sua angoscia, su questo suo dolore psichico, forse potremmo pian piano aiutarlo a capire le fonti vere del suo disagio e aiutarlo a prendere delle reali difese e contromisure, senza doversela prendere col tizio che incontra dietro l’angolo che ovviamente non centra nulla con la sua sofferenza.

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chat_bubble Salvati Claudia - 6 giorni fa

Caro Roberto la cosa che più mi piace nel tuo articolo, è che metti in evidenza "l'etichettatura facile", che abbiamo un pò tutti, quando entriamo in relazione con qualcuno. Purtroppo questa modalità semplicistica ci permette di deresponsabilizzarci verso l'altro, di trovare distanze che spesso ci allontanano da ciò che credo possa essere un potenziale positivo. Ci distogliamo da quella emotività che ci fa avvicinare a chi sta manifestando un bisogno di aiuto, senza renderci conto che quell'allontanarci, ci fa prendere distanze da un mondo emozionale che è solo linfa vitale. Ci allontana da ciò che ci fa stare bene veramente che ci umanizza, in un mondo sempre più impoverito da valori autentici non rendendoci partecipi di quel qualcosa che conta veramente.