23/09/2017 - Salute e Benessere

prima la salute

discute un modello di organizzazione dei servizi sanitari

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Mercoledi 20 settembre un giornale locale titolava una lettera al giornale indirizzata da Luca Zeni “Riablitazione in trentino: regia a Villa Rosa senza tagli ai privati”. La quadratura del cerchio quindi! Con la promessa che i privati potevano comunque vedere salvaguardati i loro guadagni. La lettera conteneva però un’altra “sentenza”: in applicazione della delibera 1117 di luglio la riabilitazione seguiva regole per cui gli interventi maggiori, complessi e di alta professionalità erano svolti dal pubblico a Villa Rosa e quelli meno complessi e sussidiari anche nelle cliniche private di Arco. Legittimo ovviamente! La politica può organizzare i propri sistemi sanitari come meglio crede e può pensare che il pubblico debba avere la priorità rispetto ai privati ma deve anche spiegare quali sono i criteri che avvalorano questo giudizio. Un altro modo di vedere le cose, diverso e alcuni dicono più liberale, si limita a dare alla politica il ruolo di pianificazione e controllo in modo che il comportamento assunto verso il pubblico e il privato sia omogeneo in base a criteri di accreditamento. Non è escludibile infatti che in strutture private si possano attuare interventi molto complessi come la riabilitazione delle mielolesioni o delle cerebrolesioni e quello che dovrebbe fare la politica non è di escludere dal gioco le strutture private ma verificarne l’appropriatezza in base ad un processo di accreditamento e controllo. La presunzione che “pubblico è bello” infatti non regge alla prova dei fatti se questo non viene dimostrato e non è confrontabile con altre realtà pubbliche e anche private. La logica proposta da Zeni di utilizzare le strutture a seconda del grado di complessità degli interventi, ponendo le strutture pubbliche ad attuare quelli più complessi non ci esime dal ricercare competitività e confronti fra le varie realtà in quanto è proprio il confronto competitivo ciò che determina la volontà di migliorare e far sempre meglio. Desumere a priori che solo la struttura pubblica di Villa Rosa sia il meglio non è solo concettualmente sbagliato ma può rivelarsi sterile per il futuro creando le condizioni per un monopolio in stile “collettivista sovietico”, ma gli ospedali non sono fabbriche qualunque ma sono le fabbriche della nostra salute. Ultima riflessione: questi ragionamenti li faremmo se invece di essere nel piccolo Trentino fossimo in Veneto o in Lombardia? Regioni ben più grandi di noi e con sanità di eccellenza! La risposta è no perché in Lombardia ad es. grossi ospedali e centri privati sono all’avanguardia in alcuni settori anche rispetto al pubblico, pensiamo ad esempio al San Raffaele di Milano. Il problema della nostra Provincia è che siamo piccoli e quindi adesso e ancor di più nel futuro dovremmo armeggiare per trovare strategie di sopravvivenza sempre più difficili da ricercare. Ma attenzione, ciò non si può fare con il protezionismo e con la chiusura e a maggior ragione se a rimetterci potrebbe essere la salute dei cittadini. Forse anche il concetto stesso di autonom

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