21/05/2018 - Territorio e Ambiente

Pista ciclopedonale Darzo-Storo, eterna incompiuta: gli amministratori rivedano la programmazione delle opere da realizzare

Gli abitati della Valle del Chiese hanno bisogno di collegamenti ciclopedonali diretti che consentano a pedoni e ciclisti di evitare di passare sulla strada statale del Caffaro. La politica tarda a dare risposta e impegna risorse pubbliche per realizzare opere che, a parere di molti, non perseguono l'interesse della collettività locale, dell'ambiente e della sicurezza

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Da qualche anno i rappresentanti eletti nella Comunità delle Giudicarie annunciano con una certa periodicità il completamento di numerosi tratti ciclopedonali al fine di rendere accessibile e capillare la rete della mobilità sostenibile tra i 25 comuni che la compongono. Tanto per rendere l'idea sulla consistenza del fenomeno propagandistico, uno dei primi documenti organici redatto per rispondere alle più immediate esigenze delle collettività locali e per pianificare le opere risale al novembre 2013. Si tratta della deliberazione della Comunità che ha preceduto l'approvazione, nel gennaio 2014, della delibera provinciale avente ad oggetto “Criteri e indirizzi generali per la formazione del piano territoriale di Comunità”.

Già nel citato documento si annoverava il completamento del tratto ciclopedonale tra Storo, capoluogo dell'omonimo comune, e la frazione di Darzo, i quali, in linea d'aria, distano poco più di un paio di chilometri l'uno dall'altro.

Per unire i due centri abitati basterebbe uno sterrato di poche centinaia di metri. Una spesa esigua sarebbe sufficiente per allacciare la passarella recentemente costruita all'altenzza del campo sportivo di Storo con la strada rurale che percorre la sommità della sponda destra orografica del fiume Chiese sul comune catastale di Darzo e che conduce prima al cimitero e poi al centro centro sportivo polivalente della frazione. In particolare, l'opera servirebbe per evitare a pedoni e ciclisti il pericoloso passaggio sulla strada statale del Caffaro, in un tratto senza marciapiede costituito da due rettilinei separati da un semicurva e già teatro di incidenti automobilistici con esito fatale.

Per essere completata senza affiancarsi alla statale, la pista ciclopedonale dovrebbe passare attraverso la cosiddetta ex Baritina, un'area per la quale il servizio bacini montani della provincia confenzionò un progetto di bonifica nel lontano 2011 ma che è rimasto nel cassetto fino ai giorni nostri. Sulla bonifica (derubricata dall'assessore Gilmozzi in “messa in sicurezza permanente in sito dei residui di lavorazione”) non si registrano infatti prese di posizione o impegni dell'amministrazione locale per portarla a termine, né risulta siano stati esperiti tentativi per risolvere le problematiche illustrate dai tecnici provinciali.

A dispetto dell'utilità che un simile collegamento produrrebbe, ad oggi, non è stata contemplata nemmeno la progettazione preliminare dello stesso. Inoltre, benché sull'argomento siano stati presentati diversi atti di sindacato ispettivo e di indirizzo presso il Consiglio provinciale di Trento nonchè richieste dirette all'amministrazione comunale, le motivazioni per la mancata realizzazione non sono note alla cittadinanza.

Su un altro versante, invece, le amministrazioni del comune di Storo, della comunità delle Giudicarie e della Provincia stanno procedendo. Hanno impiegato la bellezza di cinque anni per partire ed elaborare il progetto di asfaltatura della sopra mennzionata strada rurale che parte dal centro sportivo di Darzo, percorre l'argine del fiume e si innesta con la statale del Caffaro a nord dell'abitato, proprio in prossimità del pericoloso tratto citato sopra.

A tal riguardo, va inoltre detto che la progettazione è stata rallentata da alcune prescrizioni del servizio bacini montani della provincia che hanno fatto lievitare il costo di 70mila euro rispetto agli 80mila preventivati inizialmente, somme alle quali vanno aggiunti altri 35mila euro a disposizione dell'amministrazione. Il costo totale corrisponderebbe pertanto a quasi 200 mila euro, salvo imprevisti e (immancabili?) variazioni in corso d'opera che potrebbero far salire ulteriormente l'importo complessivo.

L'asfaltatura della “rosta” (così è definito l'argine del fiume nel dialetto locale), oltre a non fornire alcuna risposta all'esigenza di portare a termine il tanto agognato tratto di ciclabile per unire gli abitati di Darzo e Storo, modificherebbe gli equilibri ambientali dell'area e la conformazione di un paesaggio rurale di pregio. Infatti, a parere di molti, l'intervento di asfaltatura inciderebbe negativamente sull'ecosistema compreso fra l'area agricola darzese, il bosco planiziale dell'area ex Baritina, il laghetto artificiale nei pressi della passarella, il fiume Chiese e il rio Carbonere e priverebbe pedoni e ciclisti del piacere di passeggiare o correre in un ambiente ad alta naturalità.

Tuttavia, proprio l'indigenza degli amministratori nel portare a conclusione l'iter amministrativo potrebbe ritardare, o forse – auspicabilmente - bloccare, la realizzazione dell'opera. Infatti, dopo quasi due anni dall'assegnazione degli incarichi di progettazione è emerso (dai documenti in possesso non è dato sapere come ci sia voluto tanto per rendersene conto) che la sezione finale del tratto da asfaltare non interessa esclusivamente il demanio idrico bensì proprietà private. Questo ha quindi determinato la necessità di riaprire le procedure autorizzative provocando un conseguente allungamento dei tempi.

Come dice il proverbio, non tutti i mali vengono per nuocere. Arrivati a questo punto, l'auspicio è che questo inghippo possa aprire spiragli per una nuova programmazione delle opere da realizzare ripensando le strategie di impiego delle risorse pubbliche e privilegiando le priorità della collettività locale, della sicurezza e dell'ambiente rispetto ad altre non chiaramente identificate.

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